
In vista dell’imminente appuntamento referendario del 22-23 marzo, il Collegio RUI ha ospitato un incontro di approfondimento dedicato a schiarire molti aspetti di non semplice comprensione circa la riforma costituzionale. Al centro del dibattito, l’analisi tecnica dell’Articolo 111 della Costituzione, pilastro che garantisce la parità tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo e imparziale e l’Articolo 105 in merito all’ordinamento giudiziario e il CSM.
Il confronto, moderato dalla Prof.ssa Giovanna Razzano, ordinaria di Diritto costituzionale e pubblico nel Dipartimento di Economia e Diritto dell’Università La Sapienza di Roma, ha visto la partecipazione di Daniela Bianchini, membro laico CSM, avvocato e Prof.ssa LUMSA, e Marco Bisogni, Sostituto Procuratore della Repubblica, membro togato CSM, i quali, pur esprimendo pareri opposti, hanno sviscerato le criticità del sistema attuale e le prospettive introdotte dal quesito referendario. Particolare attenzione è stata posta sul principio della democraticità della Giustizia, l’autonomia e indipendenza della Magistratura, ingiungendo come la distinzione delle funzioni giurisdizionali sia un pilastro della nostra Repubblica. L’incontro si è snodato attraverso un’analisi serrata della proposta, che mira a incidere profondamente sull’architettura del potere giudiziario. La Prof.ssa Razzano ha introdotto i lavori sottolineando come il referendum non sia solo un esercizio tecnico, ma un momento di alta partecipazione democratica che interroga il cittadino sul volto futuro della giustizia.

Daniela Bianchini ha evidenziato le ragioni a favore della riforma, ponendo l’accento sulla necessità di una separazione netta tra chi accusa e chi giudica, al fine di irrobustire il principio di “terzietà” sancito dall’Articolo 111 e a fortiori dagli artt. 101 e 104. Secondo tale visione, la riforma del CSM (Art. 105) rappresenterebbe un passo avanti verso una maggiore trasparenza e una riduzione del peso delle correnti interne alla magistratura, favorendo un sistema di autogoverno più equilibrato e meno autoreferenziale.
Di segno opposto l’intervento di Marco Bisogni, il quale ha messo in guardia dai rischi di un potenziale indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. Per il relatore l’unità della carriera resta un presidio fondamentale per garantire che il pubblico ministero mantenga una cultura della giurisdizione, orientata alla ricerca della verità piuttosto che alla sola condanna.
Il dibattito ha coinvolto attivamente i collegiali, i quali hanno sollevato interrogativi sulla “ragionevole durata” dei processi e sull’impatto che tali mutamenti avrebbero sulla vita quotidiana dei cittadini. Ne è emerso un quadro complesso, in cui la dialettica tra efficienza del sistema e tenuta delle garanzie costituzionali rappresenta la vera sfida del prossimo voto. L’evento ha offerto una chiave di lettura imparziale e rigorosa su un tema che tocca i vertici dell’ordinamento democratico italiano.

Edited by: Gabriele Garofalo











