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Tra università e politica: la testimonianza di Cesare Salvi
Cesare Salvi, che pure si muove ora in un contesto prevalentemente accademico è stato un esponente di primo piano della sinistra italiana e ne ha conosciuto assai bene travagli e processi di trasformazione a partire dalla seconda metà degli anni ottanta.
Membro del Partito Comunista Italiano, ha fatto parte della sua segreteria nazionale nel biennio ’90-’91, continuando poi la sua esperienza nel PDS e nei DS, di cui ha animato la corrente più a sinistra.
Dal 1994 al 1999 ha presieduto il gruppo dei senatori PDS a Palazzo Madama per poi diventare, al culmine della sua carriera politica, Ministro del Lavoro nei governi di Massimo D'Alema e Giuliano Amato. Contrario alla nascita del partito democratico, ha fondato “Sinistra Democratica” insieme a Fabio Mussi senza tuttavia riuscire a restare in parlamento, a causa della sconfitta delle sinistre nelle elezioni politiche del 2008.
E’ oggi tornato all’insegnamento del diritto civile all’Università di Perugia, cui è rimasto legato, anche negli anni dell’intenso impegno politico, da vincoli affettivi ed interessi di ricerca che oggi stanno ritrovando, ci dice, un rinnovato vigore.
Persona di grande schiettezza ed apertura, l’ex ministro si confronta senza infingimenti, dopo aver narrato dei suoi studi e della sua vita professionale e politica, con le domande degli studenti presenti in gran numero.
Si abbandona ad una riflessione sul fallimento della recente esperienza di governo e sui profondi dissidi che lacerano la sinistra italiana ed europea, incapace di far valere un patrimonio ideale ben più attrezzato di altri per governare l’attuale crisi e rinnovare il rapporto tra stato e mercato. Proprio quando i teorici della “deregulation” sono coperti di discredito e i crolli finanziari stanno sospingendo importanti settori delle economie occidentali nell’abbraccio della mano pubblica la parte tradizionalmente più agguerrita sui temi del primato della politica, dell’intervento pubblico e della protezione sociale sembra arrancare nella gran parte dei paesi europei.
Racconta della sua personale vicenda di fede e di come essa sia ben lungi dal contrastare con l’afflato egualitario del pensiero social-comunista, narra della rivoluzione giuridica che l’Unione Europea ha significato nei mondi un tempo in comunicanti dei vari codici civili nazionali, confessa infine l’attrazione che i problemi e le sfide della politica ancora esercitano su di lui, pur sottolineando di non essere più intenzionato a rientrare nei giochi.
L’ex senatore si è trattenuto dopo la “tertulia” per la foto di rito con i ragazzi e la consueta visita alle varie strutture della residenza.


